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ARTE E ROMANZI NEL MEDIOEVO

La mostra “Carlo Magno va alla guerra” allestita a Palazzo Madama a Torino offre lo spunto per un piccolo viaggio nella cultura letteraria del medioevo in Piemonte.

Il filo conduttore dell'allestimento si svolge intorno ad un ciclo di affreschi scoperti nel 1985 nel Castello de la Rive a Cruet. Oggi questa località è in Francia, in Savoia, ma alla fine del XIII secolo, quando fu realizzata l'opera, il territorio era sotto il dominio di Amedeo V di Savoia.

Il tema cavalleresco degli affreschi fu subito evidente, ma, per molto tempo, non fu chiaro quale storia raccontassero.

Al solito fu l'acume di uno studioso e un particolare insolito a permettere di riconoscere il soggetto: il Girart de Vienne di Bertrand de Bar-sur-Aube, composto nel 1180 e dedicato alle vicende di un cavaliere della corte di Carlo Magno.

Le vicende narrate non miravano ad esaltare un personaggio o un evento storico, ma avevano quindi come soggetto un'opera letteraria della cultura cortese.

Se, come ben dimostra il Museo della Civiltà Cavalleresca di Saluzzo, tracce del mondo profano della cavalleria si mescolano alle storie sacre in affreschi, mosaici, sculture e opere pittoriche, sono assai più rare le opere della letteratura medievale che hanno lasciato tracce nell'arte.

Non mancavano gli spunti. Circolavano libri in tutta Europa e poemi dedicati a Carlo Magno o agli eroi della tavola rotonda erano noti. Forse, in ambienti intimi dei castelli, affreschi ed arazzi raccontavano le storie dei personaggi della letteratura, ma queste vennero cancellate passando i manieri di famiglia in famiglia, cambiando le mode.

In Piemonte la letteratura cortese ha lasciato poche tracce sulle pareti delle antiche residenze nobiliari. Per questo motivo il ciclo di Cruet è così prezioso.

Sarebbe da attribuire più o meno allo stesso periodo un ciclo dedicato alla figura di Meleagro conservato nel sottotetto dell'ex Palazzo Comunale di Savigliano.

Purtroppo il ciclo non è aperto al pubblico, ma è stato studiato dal prof.Marco Piccat che ne riconduce l'origine agli anni Venti del XIV secolo quando la città entrò nei beni di Filippo d'Acaia.

Il collegamento del Principe con la Grecia per via delle nozze con Isabella di Villehardouin, erede dei principati di Acaia e di Morea, giustificherebbe il richiamo alla cultura letteraria ellenica.

Immagini tratte dal volume “La saga ellenica nell'antico palazzo comunale in Savigliano”, L'Arciere

A proposito di Carlo Magno, ricordiamo invece che sempre a Savigliano, nella chiesa di Sant'Andrea, la sottomissione della città agli Angiò è ricordata dalla figura di un raro San Carlo Magno che indossa il guanto bianco e si rivolge ai fedeli come se fossero sudditi.

Arrivando verso la fine del XIV secolo ci spostiamo ad Alessandria.

Le Sale d'Arte conservano un ciclo di affreschi legati al ciclo della tavola rotonda scoperti nella Cascina La Torre vicina a Frugarolo. Al momento la mano è sconosciuta e l'autore è ricordato come il Maestro di Andreino Trotti. Costui fu uno dei più importanti esponenti del casato. Legato prima alla Spagna e poi a Gian Galeazzo Visconti, nel 1393 ottenne l'autorizzazione a costruire castelli e a rafforzare gli esistenti per difendere il sud del Piemonte. Fu probabilmente in questo periodo che la Torre di Frugarolo, appartenuta prima ai Cavalieri di Malta e passata poi ai Trotti, fu oggetto di un restauro. L'impresa dovrebbe risalire agli anni 1395-1400.

Il salone principale della torre fu affrescato con scene tratte da un testo letterario di cui era impossibile equivocare il tema.

Ph.Musei Civici - Alessandria

Le scritte a corredo delle immagini riconducono ad un ciclo dedicato alle storie di re Artù.

Il soggetto è molto raro e per questo è particolarmente prezioso. Andreino Trotti scelse un tema del ciclo arturiano perché voleva sottolineare la propria affinità ed amicizia con la famiglia Visconti che amava molto tale soggetto.

Re Artù è il personaggio che lega Alessandria con il prossimo sito e cioé il Castello della Manta.

Pare che durante la prigionia tra Savigliano e Torino, il marchese Tommaso III di Saluzzo abbia concepito l'idea di comporre un'opera letterario che, grazie all'artificio della narrazione, assumesse una valenza educativa per i suoi familiari ed eredi.

La passione di Tommaso III per la letteratura cavalleresca è evidente e conferma la circolazione nelle corti dal Piemonte alla Francia di libri di svago con cui soddisfare la propria fantasia. L'opera prese il titolo di “Le livre du chevalier errant” e vide la luce in tre copie nei primi anni del XV secolo.

Dopo la morte di Tommaso il figlio naturale Valerano, il cui nome come quello del fratello Lanzarotto, può con facilità essere fatto risalire al mondo letterario, decise di usare in modo originale il romanzo scritto dal padre ed ornare la sala principale del suo castello a Manta.

Intorno agli anni Venti del XV secolo venne realizzato da mano ancora ignota un ciclo di affreschi straordinario per soggetto e per qualità.

Una delle pareti è dedicata ad un tema molto sfruttato nel tardo medioevo, quello della cosiddetta “sfilata dei prodi e delle eroine”. Il soggetto richiama, seppure in forme diverse, uno dei momenti del romanzo di Tommaso e cioé la visita del protagonista al Palazzo di Madama Fortuna.

Il testo ricorda che contare solo sulla fortuna è un errore.

Le persone fortunate possono vivere momenti di splendore, come mostra l'aspetto abbagliante dei prodi e delle eroine, ma la fortuna è labile e bisogna sapere amministrare i suoi doni in modo saggio.

Nel Marchesato questi personaggi dovevano piacere molto se di loro si fa cenno anche in una scritta in una casa dell'antica Via Volta, nel cuore di Saluzzo.

Ph. CESMA

Anche a Cuorgné vi è una testimonianza della quattrocentesca per queste eroiche figure.

Il Museo Archeologico ospita un ciclo di affreschi riferiti a Giacomino da Ivrea e provenienti dal castello di Villa Castelnuovo.

La storia di Tommaso torna anche sulla parete dedicata alla Fontana della Giovinezza.

Il cavaliere racconta di aver trascorso una giovinezza spensierata tra avventure amorose e divertimenti, svaghi che in età adulta bisogno imparare a contenere. Per raccontare questo episodio forse Valerano prese spunto da un libro posseduto in famiglia.

La Fontana diventa il fulcro della scena dove, da una parte, i giovani animati di entusiasmo e di ardore consumano le loro passioni e, dall'altra, anziani nostalgici e un po' patetici immaginano la giovinezza come unica età degna di essere vissuta.

Saggezza e maturità trovano per Tommaso e Valerano una sintesi in ciò che Madama Conoscenza indica: una vita di sani principi e proiettata verso il divino.

In ambito Saluzzese, fra la fine del '400 e l'inizio del '500, le pareti delle case spesso narravano storie.

Con una tecnica detta a “grisaille”, i pittori, come street artists d'epoca, realizzarono delle facciate dipinte con soggetti tratti dalla mitologia classica, da storie religiose e dalla letteratura cortese.

Alla più celebre facciata del Museo di Casa Cavassa a Saluzzo, per la quale Hans Clemer realizzò il ciclo dedicato alle Storie di Ercole, affianchiamo il fronte di un anonimo palazzo che, nella parte piana della città, racconta una storia assai meno nota, quella della Bella Maghelona.

Si tratta di una storia d'amore ambientata tra Napoli e la Provenza.

Un cavaliere si innamora della bella principessa; una fuga d'amore; lo smarrirsi dei protagonisti e il ritrovarsi i modo inatteso e felice nei pressi di Montpellier, nella laguna di Villeneuve-les-Maguelonne.

Unico rammarico: la facciata della casa saluzzese è così degradata che finirà per scomparire e con essa una storia da parete unica nel suo genere.

Concludiamo con l'ultimo grande sostenitore della cavalleria: Miguel de Cervantes.

Il suo romanzo “Don Chisciotte” fu un best seller tanto che l'autore fu costretto a fare un secondo volume per far morire il protagonista e non consentire ad altri imitatori di usare il soggetto. L'hidalgo fu di ispirazione anche per artisti che lo immortalarono in quadri ed arazzi.

Al Palazzo Reale di Torino sono conservati degli arazzi di metà XVIII secolo realizzati da Michele Audran e provenienti dalla Reggia di Colorno presso Parma.

Consigliato da Nadia