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MOROZZO DELLA ROCCA - ROCCA DE' BALDI (CN)-1

Quando inizia l'esplorazione di un archivio di famiglia si fanno scoperte davvero inaspettate: si immaginano luoghi, vite, eventi che scorrono attraverso documenti, appunti, lettere, libri. Questo è accaduto sfiorando il ricco patrimonio del Fondo della famiglia dei Marchesi Morozzo della Rocca e di Bianzé conservato presso l'Archivio di Stato di Torino.

L'obiettivo della ricerca era quello di evidenziare storie e personaggi che andassero ad arricchire il racconto della residenza di villeggiatura di famiglia nel borgo di Rocca de' Baldi.

Il risultato è stato superiore alle aspettative. La qualità del materiale, affiancato alla memoria degli eredi della famiglia Morozzo ha costretto la ricerca a fermarsi e a concentrarsi su pochi personaggi che fossero funzionali ad un primo approccio alla casa. Quali siano questi personaggi ve lo potremo svelare solo al momento della presentazione del nuovo percorso di visita del Piano Nobile del Castello di Rocca de' Baldiche verrà inaugurato il 02 settembre.

Intanto però possiamo ricordare che la famiglia Morozzo è una delle più antiche esistenti in Piemonte. I primi documenti che citano i “de Morocio” risalgono al X secolo. Il cognome deriva dall'omonima località in Provincia di Cuneo. Dopo aver dominato sul territorio per parecchi secoli, la nascita del comune di Mondovì ne ridimensionò il potere. La famiglia riuscì a resistere a questo tracollo e alcuni membri si stabilirono nel nuovo borgo inseguendo e raggiungendo ancora una volta posizioni di prestigio.

I Morozzo si insediarono sulla Piazza Maggiore di Mondovì. Fu di loro proprietà fino al XIX secolo il palazzo oggi noto come dei Bressani. Dal XVI secolo risultano ampliare la loro influenza riuscendo a mettersi al servizio dei Savoia nelle vesti di avvocati. Diverse generazioni mostrano quali incarichi di prestigio furono loro affidati fino a che i Morozzo, ad inizio XVII secolo, ebbero con Carlo Emanuele I di Savoia e Vittorio Amedeo I un periodo di straordinaria fortuna che impose loro prima di prendere casa a Torino e poi di dimostrare ai Monregalesi che erano risorti più potenti di prima.

 

 

 

 

I Morozzo tornarono a radicarsi sul territorio Monregalese prima acquistando il loro antico feudo di Morozzo e poi quello vicino di Rocca de' Baldi. Probabilmente, non essendoci più traccia del loro castello di Morozzo, concentrarono l'attenzione su quello di Rocca anche se l'aspetto medievale non era idoneo a farne da subito una comoda residenza di villeggiatura come era nelle loro intenzioni.

I Morozzo iniziarono a trasformare il castello in un palazzo con interventi che culminarono negli anni settanta sel Seicento con la definitiva affermazione del casato e il riconoscimento del titolo di Marchesi di Rocca de' Baldi. In quel periodo sorse anche la cosiddetta Badia, una chiesa-santuario con residenza annessa e giardino. Essa divenne luogo di riferimento per i figli indirizzati alla carriera religiosa ed è tuttora la residenza di famiglia.

Contemporaneamente i Marchesi Morozzo della Rocca cominciarono ad edificare il nuovo palazzo di famiglia a Torino su un lotto affacciato sulla ex Via dell'Ospedale oggi via Giolitti 28. Fu un investimento importante che impegnò tre generazioni. Purtroppo di questa preziosa dimora non resta alcuna traccia: venne quasi completamente distrutta da uno dei bombardamenti del dicembre 1942.

Da De Bernardi Ferrero

Negli anni Venti del XVIII secolo il Castello di Rocca fu oggetto di un consistente ampliamento che ne raddoppiò il volume. Nel 1753 era definito come un palazzo degno di un gran signore. Fu frequentato come residenza di villeggiatura per tutto il Settecento. In seguito le conseguenze del governo francese unite ad un incauto testamento, minarono le fortune della famiglia Morozzo e spinsero alla vendita delle case di Mondovì, Rocca e Torino.

Disegno di Clemente Rovere

La ricerca tra le carte d'archivio, oltre a raccontare della vita dei personaggi della famiglia, ha offerto anche uno spaccato sulla loro vita quotidiana. Il primo approfondimento ha dato spunti interessanti sulle abitudini della loro tavola permettendo oggi di immaginare com'era allestita, ma anche quali oggetti di cucina erano impiegati dal “cuciniere” e quali erano gli alimenti più usati nella prima metà del '700.

Una ricerca di Nadia