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ARCHITETTURA MODERNA E ATTRAZIONE TURISTICA

Durante una visita ad Ivrea ho seguito parte del percorso di visita dedicato alle architetture volute da Adriano Olivetti. Desideravo vedere questo patrimonio che si candida ad entrare nella lista dei beni tutelati dall’UNESCO.

A patto di sapere che esiste, il percorso è ben segnalato con pannelli e, in rete, con ben 2 siti che ne descrivono la storia e collocano le varie architetture in città.

Ci sono molte cose che mi hanno colpito nel breve percorso di scoperta, ma in questo racconto vorrei puntare l’attenzione sulla cosiddetta Unità Residenziale Est e Hotel La Serra realizzata tra il 1968 e il 1971 dagli architetti Iginio Cappai e Pietro Mainardis (via Botta 40).

La progettazione di questo sito è stata lungimirante. Nello stesso complesso furono sistemati un centro residenziale con mini appartamenti, un albergo, una piscina pubblica, un cinema, una sala congressi, sale espositive e una galleria di negozi. Il ritrovamento casuale di parti della città romana arricchì il progetto di una piccola area archeologica. La posizione del complesso era ed è eccellente: centrale, proprio vicino alla bella via Palestro, affiancata da un giardino, prossima alla strada che circonda il centro storico e ad una nutrita serie di parcheggi. Per quanto si intuisce, l’hotel non era troppo grande, ma proporzionato all’attrattiva di Ivrea e alle necessità che in quegli anni erano legate alla presenza dell’Olivetti in città. Ciò che colpisce ancora dell’edificio sono le forme, davvero singolari ed affascinanti, così come i colori e i materiali usati. Inoltre, da non trascurare, per concepire la struttura i progettisti si ispirarono alla tastiera di una macchina da scrivere.

Un interessante articolo di Abitare, da cui traggo le immagini qui sotto, mette in evidenza alcuni interni che architetti ed appassionati di architettura non mancheranno di apprezzare.

Dal 2001 l’Hotel ha chiuso. Molti negozi interni hanno cessato l’attività. Solo parte degli appartamenti sono abitati e i restanti spazi comuni rischiano di chiudere. Il disagio è evidente.

Io sono rimasta un bel po’ di tempo davanti a quest’edificio. Mi sono chiesta come potesse essere all’interno e se si potesse almeno visitare la parte pubblica. Mi sono anche detta che mi sarebbe piaciuto molto potermi svegliare al mattino affacciandomi da un tasto di macchina da scrivere. Non credo di essere l’unica a fantasticare di entrare e di vivere dentro un’architettura storica. E’ più facile immaginarlo per una casa medievale o un palazzo barocco o liberty, ma numerosi sono già i casi in cui un edificio che campeggia sui libri di architettura moderna, un pezzo di storia, sia stato proposto come hotel o compreso tra le mete di visita principali di una città. L’Hotel Le Corbusier è inserito all’interno della cosiddetta Unité d’Habitation a Marsiglia: un condominio gigante e affascinante degli anni Cinquanta dove gli interni e gli arredi sono quelli progettati dal celebre architetto; il Molino Stucky di Venezia è uno dei più interessanti edifici industriali di fine Ottocento ed è oggi un hotel a 4 stelle.

Marsiglia e Venezia sono termini di paragone sproporzionati alla piccola Ivrea, ma gli oggetti architettonici che ospitano sono di pari valore. Anche a Rotterdam i Kijk Kubus sono diventati elemento di attrazione e di visita ed i proprietari di casa non esitano a far vedere nonché affittare i loro mini appartamenti. La Casa Schroeder ad Utrecht è aperta al pubblico da anni e vi permette di visitare un intatto caposaldo dell’architettura moderna nonché illudervi di passeggiare in un quadro di Mondrian; la Casa Boschi Di Stefano e la Villa Necchi a Milano vi permettono di immergervi nell’atmosfera dei decenni centrali del Novecento circondati da oggetti ed opere d’arte che un tempo facevano parte della vita quotidiana delle famiglie che qui vivevano. Non sono che pochissimi esempi.

Anche le architetture di Ivrea hanno la stessa importanza e la stessa dignità. Prima che il complesso La Serra giunga ad un definitivo abbandono, speriamo che chi ne ha la responsabilità possa trovare una nuova e corretta chiave di lettura che soddisfi le esigenze economiche e la curiosità che un luogo come questo può esercitare non solo su di me, ma su numerosi altri appassionati di architettura e su chi, volendo soggiornare nel Canavese, potrebbe essere attratto da un’offerta, che, oltre che confortevole, potrebbe anche essere presentata come unica al mondo.

Se poi nel 2015 le architetture moderne di Ivrea dovessero entrare nella lista dell’UNESCO, tanto meglio: visitare e dormire in un sito così prezioso non potrà che essere un privilegio.

Riflessioni di Nadia