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SALUZZO (CN) - SAN GIOVANNI

Nel panorama dell’architettura medievale in Piemonte la chiesa di San Giovanni a Saluzzo riveste un ruolo davvero speciale.

 

 

Nata come cappella voluta da una coppia di devoti verso la fine del ‘200, nei primi del secolo successivo passò all’ordine dei frati predicatori che era giunto per la prima volta nel Saluzzese, a Revello, nel 1291. La piccola cappella cominciò a diventare un punto di riferimento sulla collina di Saluzzo dove da pochi anni i Marchesi avevano eretto una fortezza a protezione della loro capitale. I Saluzzo decisero quindi di prendersi cura della chiesa e nel corso del XIV intervennero in modo deciso sull’edificio contribuendo alla variazione dell’orientamento, all’ingrandimento progressivo dello stesso e all’erezione dell’imponente campanile.

 

 

 

A metà ‘400 il chiostro venne ricostruito nelle forme attuali e con il concorso, oltre che dei Marchesi e dei rami collaterali, anche del Comune e delle più importanti famiglie della corte. Intorno al 1470 venne avviato l’ultimo intervento di ampliamento della chiesa. I marchesi Luodovico I e Ludovico II procedettero all’erezione di una cappella che avrebbe dovuto ospitare le spoglie dei loro familiari. Le guerre, la decadenza del Marchesato, i terremoti, l’abbandono portarono il complesso ad un livello di degrado avanzato, ma un restauro portato avanti nel 1929 scongiurò il peggio e diede l’avvio ai primi studi moderni condotti da Giovanni Vacchetta. In tempi più recenti, i restauri sono ripresi così come le indagini storiche dando il via ad una nuova stagione del San Giovanni.

Oggi potete visitare la chiesa, il chiostro e approfittare del San Giovanni Resort anche solo per una pausa nella caffetteria-vista-chiostro!

Potete scaricare qui del materiale utile alla visita.

A me piace osservare l’esterno della chiesa ponendomi presso il pozzo che si trova sulla piazzetta antistante. Di qui si vede bene l’imponente edificio e se ne segue l’evoluzione. Sul lato destro, vedrete tracce di affreschi che risalgono all’edificio più antico che qui aveva la sua abside. In alto vi sono alcuni oculi che indicano il limite di un primo ampliamento che fu poi seguito da almeno un altro prima di giungere all’edificazione della cappella dei Marchesi. In alto svetta il bel campanile di fine Trecento su cui si innalza il gallo-banderuola con cui Federico II di Saluzzo dichiarò la propria fedeltà alla Francia. Verso il giardino si osserva invece un edificio sporgente, oggi cappella dell’Addolorata, che, forse, è l’unica parte della cappella funeraria di famiglia che Tommaso III di Saluzzo volle ad inizio ‘400.

L’ingresso alla chiesa avviene dall’imponente fronte risultato dai lavoro di restauro del 1929. Su di esso spicca la grande immagine di San Cristoforo ripresa da quella della Parrocchiale di Rossana.

E’ sempre sorprendente accedere a questa bellissima chiesa dalla scalinata che ci permette di cogliere l’imponenza dell’edificio e riflettere sulle difficoltà che comportò la costruzione dovendo colmare il forte dislivello della collina. La struttura, a tre navate coperte a crociera, ha il suo fulcro nell’imponente tabernacolo in legno di fine Cinquecento.

Ai lati della scalinata vi sono invece le due cappelle più antiche: a destra quella di Sant’Antonio (ora San Giuseppe) e a sinistra quella dei Santi Crispino e Crispiniano. I restauri hanno portato alla luce gli affreschi quattrocenteschi e alcune tracce di interventi decorativi precedenti. La maggior parte di essi è riferibile alla famiglia dei Pocapaglia, pittori molto attivi nel Saluzzese. La cappella di Sant’Antonio, più danneggiata, mostra le preziose tracce a carboncino realizzate dai pittori prima di procedere nella decorazione ad affresco.

Sulla sinistra vedrete poi una bella cappella barocca dedicata alla Madonna del Rosario. Vi lavorarono alcuni degli artisti più importanti della metà del Seicento: Giovenale Boetto per la struttura architettonica, i fratelli Beltramelli per gli stucchi, il fiammingo Jan Claret per gli affreschi, la bottega dei Botto per la macchina d’altare. Precedenti a tutto ciò sono le tavole dipinte da Pascale Oddone che risalgono al 1534. Oltre alla devozione per la Vergine del Rosario, l’opera ci racconta anche di un episodio storico importante, l’assedio di Saluzzo del 1487. Vedrete la città rappresentata nella predella. Particolarmente interessante è l’attenzione rivolta alle figure femminili, Giuditta ed Ester nonché la misteriosa signora in rosso ai piedi della Vergine: la moglie del marchese Francesco?

Prima di accedere al chiostro, proseguite verso l’abside passando sotto la base del campanile dove vedrete atri affreschi che richiamano cappelle scomparse e, ai lati, monumenti funebri di personaggi legati alla corte compreso il vescovo Giovanni Maria Tapparelli, celebre famiglia della cui residenza a Lagnasco avevamo già raccontato. La cappella dei Marchesi è una sorpresa.

 

 

Questo è il vero tesoro di San Giovanni: un’architettura in stile gotico fiammeggiante, una vera rarità in Italia. Nelle intenzioni del marchese Ludovico I la scelta di fare riferimento alla cultura d’oltralpe era in linea con le proprie inclinazioni politiche, ma era probabilmente da considerarsi di rottura con tutto quanto proposto in Piemonte in quegli anni, come scelta decorativa e come materiali usati. I tempi di realizzazione furono però così lunghi che quando il figlio Ludovico II morì nel 1504, la sua architettura era già superata e la moglie, “l’eccellente” Margherita, fece realizzare per lui un monumento funebre più moderno, di gusto rinascimentale, un’altra vera novità per il Saluzzese.

 

Soffermatevi ad osservare i dettagli: cercate il motto di famiglia, NOCH, e l’impresa del casato, l’arpione con le corde intrecciate; osservate la rosa con le spine e la nube minacciosa che oscura il sole; guardate con attenzione le mensole, le foglie, le lumache! E poi cercate il profeta con gli occhiali e le eleganti sibille: quando sono stata a Cluny sono rimasta sorpresa, la cappella di Jean de Bourbon ne aveva di molto simili! Di fronte alla cappella funeraria di Ludovico II vedrete invece uno spazio vuoto. Qui doveva essere sepolta Margherita, ma litigò con i figli … con quasi tutti per la verità … e il terzogenito, pare, la allontanò da Saluzzo ... ma questa è un’altra storia!

Uscite dal lato opposto della cappella per dare un’occhiata anche ad un affresco con la Crocifissione che fa riferimento all’altare dei Saluzzo di Castellar, un ramo che, morti tutti i figli di Ludovico II e Margherita, cercò, senza successo, di farsi riconoscere il titolo di Marchesi. Ad essi è legato un bel castello proprio a Castellar e un diario che racconta proprio dell’epoca di Ludovico II e Margherita. Finalmente raggiungete il chiostro. Dopo i restauri i preziosi marmi che lo caratterizzano sono tornati al loro splendore.

Se osservate i capitelli vedrete quali “sponsor” pagarono i lavori per la costruzione. Di fronte alla sala capitolare troverete parecchi stemmi con un pesce: fanno riferimento alla famiglia Cavassa che ottenne dai monaci l’uso di questo prestigioso spazio per farne la loro cappella funeraria. Anche in questo caso erano previste due sepolture importanti, ma solo Galeazzo Cavassa vi trovò riposo. Il figlio Francesco vide interrompersi bruscamente la brillante carriera, la sua casa fu saccheggiata e le sue spoglie andarono perse. Sotto l’azzurro cielo stellato della sala capitolare, osservate con attenzione gli affreschi alle pareti, oltre a scoprire l’emblema dei Cavassa date un’occhiata a come vengono presentati i luoghi di studio dei Padri della Chiesa: i libri erano una delle passioni di Francesco.

Se siete fortunati, troverete aperto l’ex refettorio, oggi sala conferenze, dove vedrete un ultimo prezioso affresco: una Crocifissione con Santi opera attribuita al casalese Aimo Volpi.

Per un pausa, la caffetteria è proprio lì accanto.

Consigliato da Nadia