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LAGNASCO (CN) - I CASTELLI DEI TAPPARELLI

Ancora oggi, anche se sono passati tanti anni dalla mia prima visita e importanti lavori di restauro hanno interessato i castelli, è molto difficile convincere i miei ospiti che Lagnasco è una meta fondamentale nel panorama storico ed artistico del Piemonte.

Lagnasco è un paese di circa 1500 abitanti in mezzo alla pianura cuneese. Il 98% del suo territorio è coperto da frutteti e per questo è molto più noto tra gli autotrasportatori che tra i viaggiatori.

Chi, tra questi ultimi, sceglie di fare una deviazione e di dedicargli un po’ di tempo ne rimane sorpreso ed affascinato.

C’era una volta, nella boscosa zona di Lagnasco, una torre di difesa con costruzioni rurali che la circondavano. Questa era una zona molto densa di strutture difensive perché tra XI e XVII secolo fu un territorio di confine tra il Marchesato di Saluzzo e feudi di rami collaterali, passato poi alla Francia, e i voraci Savoia che miravano ad assoggettare l’intero Piemonte. Nel 1341, durante la guerra civile che tanto danneggiò il Marchesato, Tommaso II di Saluzzo dovette vendere il feudo di Lagnasco per avere il denaro necessario per riacquistare la libertà. Esso entrò nelle mani di due potenti famiglie tra loro parenti: i Tapparelli e i Falletti. Dal 1403, dopo 60 anni di scontri interni, il feudo passò interamente ai primi andando ad aggiungersi agli altri possedimenti di famiglia, Maresco e Genola.

Dal XV secolo iniziò la trasformazione del complesso militare ed agricolo in residenza di un casato influente, bene inserito alla corte dei Savoia e in quella dei Marchesi di Saluzzo. Da questo momento a Lagnasco si inizia a parlare di castelli, al plurale. Ogni consortile, infatti, a rischio di disperdere i propri beni, aveva a disposizione un pezzo di feudo e, intorno al nucleo centrale, la Torrazza, organizzò la propria residenza. Oggi si parla di castello est, nord, centro ed ovest.

Le parti attualmente visitabili fanno riferimento ai secoli XV-XVII e ai personaggi di Gaspare e dei nipoti Claudio e Benedetto. La straordinaria conservazione del complesso si deve all’ultimo marchese Tapparelli, Emanuele, che riuscì ad acquistare, nel corso di circa 30 anni, tutti gli antichi feudi della famiglia dispersi nei secoli lasciandoli poi, alla sua morte nel 1890, ad un’Opera Pia che ancora oggi ne porta il nome.

La visita nei castelli è libera. Va tenuto presente per tutto il percorso che i restauri sono appena cominciati e che la ricchezza artistica di Lagnasco ha imposto scelte dure e una scala di priorità. Per questo troverete ambienti in condizioni eccellenti accanto ad altri che sono stati appena saggiati o che mostrano in pieno il loro degrado. L’ultima famiglia che viveva nei castelli dal secondo dopoguerra se n’è andata solo nel 2011 e sotto strati di tinteggiature emergono ancora oggi cicli decorativi di eccellente qualità.

La parte più antica del complesso è il castello est nella quale presterete particolare attenzione alla cosiddetta Sala degli Stemmi e alla Loggia delle Grottesche. La prima mostra una galleria di stemmi di grande ampiezza che rappresenta il panorama politico dell’epoca di Gaspare Tapparelli (seconda metà del XV secolo) e contemporaneamente racconta, attraverso pannelli figurati del soffitto a cassettoni, episodi della vita quotidiana di allora, proverbi e letture, animali immaginari.

Accanto vi è una cinquecentesca loggia la cui decorazione ad affresco, attribuita a Pietro Dolce, propone soggetti assolutamente inattesi. Le parti più curiose sono le lunette e gli affreschi sulle pareti che separano questo spazio dalla Sala degli Stemmi. La fantasia classica di Dolce si mescola alle suggestioni nordiche che forse giunsero nelle Valli Saluzzesi con i francesi in fuga dalle guerre di religione.

Storicamente, la parte più importante della decorazione è costituita dal paesaggio che rappresenta i castelli di Lagnasco, i loro giardini e il paesaggio circostante prima del 1581.

In Piemonte non esiste un’altra immagine che ci racconti così bene com’era una dimora di quell’epoca. Sullo sfondo poi si osservano la ripida vetta del Monviso e alcuni edifici molto noti sulle colline circostanti: i castelli di Verzuolo e di Manta, il Convento di San Bernardino, il Castello dei Marchesi e il palazzo comunale di Saluzzo.

Il castello ovest è altrettanto affascinante. Il percorso decorativo testimonia la cultura del padrone di casa, Benedetto Tapparelli, e la perizia di artisti che ebbero modo di viaggiare e di conoscere il rinascimento romano. Si fanno i nomi di Cesare Arbasia e di Giacomo Rossignolo nonché quello di Giovanni Angelo Dolce.

Dalla enorme ed elegante cantina e per tutto il vano scale si dispiega un ciclo decorativo che richiama episodi tratti dalla mitologia mescolandoli con figure allegoriche, paesaggi realistici e di invenzione e spunti tratti dal mondo della natura.

La decorazione della volta e delle pareti della scala al primo piano è la più significativa in quanto richiama il padrone di casa e, probabilmente, ciò che egli pensa della donna e del suo ruolo nella casa e nella società. Questo tema è ripreso nella vicina Sala delle Dame o delle Medaglie dove le figure femminili sono assolute protagoniste. Forse questa era la stanza dove riceveva la seconda moglie di Benedetto, Giannina Bernezzo di Rossana.

La sala più spettacolare è quella detta della Giustizia. Benedetto Tapparelli fece realizzare per sé un ambiente di ricevimento elegante e pieno di richiami colti. Tutte le pareti e il soffitto sono completamente decorati con affreschi, stucchi e decori in cartapesta. Il tema decorativo principale, risolto in 5 grandi riquadri, richiama un libro di Valerio Massimo che raccoglieva episodi storici che raccontavano di virtù di uomini e donne romani e stranieri. Nello specifico, i brani proposti nella sala fanno riferimento alle qualità morali a cui Benedetto probabilmente si ispirava nell’adempimento del suo lavoro di avvocato e di governatore del Saluzzese: giustizia, costumi morigerati, lealtà e rispetto.

L’appartamento di Benedetto si componeva ancora di una sala, forse da pranzo, di una cucina e di una serie di stanze private al piano superiore al momento non visitabili.

Per completare il percorso non vi resta che accedere alla mostra permanente “Firme da Collezione ‘800/’900” allestita nella seconda Sala degli Stemmi ed in alcuni ambienti annessi dove scoprire altri decori della casa nonché opere di artisti moderni di grande interesse.

Per avere tutte le informazioni per la visita ai Castelli di Lagnasco, accedete al sito ufficiale.

Per conoscere meglio la famiglia Tapparelli vi consigliamo una visita anche a:

Saluzzo, Museo Civico “Casa Cavassa” ;

Savigliano, Museo Civico “Antonino Olmo” e Villa del Maresco;

Torino, Palazzo Madama.

Consigliato da Nadia