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SALUZZO (CN) - I MUSEI DELLA CASTIGLIA - Parte II

Tra il 1828 e il 1992 l’ex castello dei Marchesi di Saluzzo, di cui già vi avevamo raccontato, fu usato come istituto carcerario. L’adeguamento della struttura alla nuova destinazione d’uso fu economicamente molto impegnativo, ma raggiunse l’obiettivo di dotare la città di un luogo di detenzione moderno e in linea con le nuove politiche della carcerazione che prevedevano meno pene corporali, più lunghe reclusioni dei condannati e un contributo degli stessi al mantenimento della struttura tramite prestazioni lavorative.

La Castiglia divenne un carcere modello e suscitò l’ammirazione anche del saluzzese Silvio Pellico che di prigioni se ne intendeva. La storia della carcerazione in questo istituto e, in generale, l’evoluzione dei modi con cui avveniva la detenzione sono raccontati nel Museo della Memoria Carceria collocato nell’interrato del castello, negli spazi dove trovavano posto le celle di isolamento. I lavori di allestimento non hanno voluto incidere sulla distribuzione degli spazi e sulla struttura delle celle né hanno voluto mitigare il senso di squallore e di angoscia che trapela dai lunghi e stretti corridoi apparentemente abbandonati.

Non fatevi spaventare: non è assolutamente un allestimento né triste né squallido. La discesa in ascensore vi conduce ad una cella nella quale avrete modo di orientarvi sulla distribuzione degli ambienti. Ogni cella e uno dei corridoi sono destinati a proporre temi diversi la cui descrizione è supportata da video, pannelli e allestimenti che mettono in evidenza oggetti recuperati dalla dismissione del carcere oppure legati all’argomento trattato.

Non ci sono regole nella visita, ma suggestioni da cogliere. Noi siamo andati direttamente a destra, nella sala rotonda usata, forse, come ghiacchiaia. Qui troverete la storia di detenuti particolari: quelli che purono puniti per motivi religiosi o scelte politiche. L’allestimento richiama un celebre quadro di Vincent Van Gogh, “La ronda dei carcerati”.

Percorrete poi a ritroso il corridoio e sperimentate le celle. In ognuna di esse farete una scoperta. Potrete approfondire i temi legati alle forme di carcerazione, al cibo, all’abbigliamento, al lavoro. Potrete conoscere le vicende di feroci briganti e di carcerati colpevoli di insignificanti reati.

Potrete immaginarvi chiusi in quei pochi metri quadrati a cercare di evadere con la mente dedicandovi all’arte, scrivendo, facendo musica. Potrete anche divertirvi a scoprire quanti film o libri vedono il carcere come protagonista e approfondire la storia del ladro gentiluomo di “Ormai è fatta” che fuggì dalla prigione di Fossano e che, al cinema, è rappresentata dalla Castiglia.

Potrete anche vivere l’esperienza di farvi scattare una foto segnaletica: scegliete il vostro profilo migliore! Ricordate però che nel passato, quando non c’era la fotografia né si rilevavano le impronte digitali, la vostra somiglianza con un ex carcerato poteva portarvi con facilità tra le sbarre perché era la sola memoria degli uomini delle forze dell’ordine a permettere il riconoscimento dei soggetti!

Per completare il vostro percorso in Castiglia risalite al piano terreno. Gli ex laboratori dei carcerati sono oggi luogo di espressione dell’arte contemporanea. L’IGAV ha sollecitato alcuni artisti ad interpretare la carcerazione secondo la loro sensibilità. Fatevi sorprende dalle loro opere, talvolta disarmanti e di grande impatto emotivo.

Infine se volete cogliere l’opportunità di scoprire punti di vista spettacolari sul castello, sulla città e sul territorio, chiedete se è possibile percorrere il camminamento di ronda. Attenzione: l’esperienza è molto piacevole, ma richiede cautela ed è inadatta a chi ha problemi di deambulazione.

Troverete informazioni sulle aperture annuali della Castiglia sul sito Saluzzo Turistica.

Consigliato da Nadia