i

SALUZZO (CN) - I MUSEI DELLA CASTIGLIA -Parte I

Quando nel 1992 l’ex castello dei Marchesi di Saluzzo cessò di essere un carcere, si pose il problema di come evitare di assistere al degrado di un edificio così grande e tanto diverso dal suo aspetto originale, quello di fortezza e di residenza nobiliare. Se i volumi della Castiglia erano riconducibili a quel glorioso passato, gli interni avevano perso ogni riferimento aulico.

Lontani dai tempi in cui, con una certa leggerezza, si abbattevano edifici storici, il castello, ancora una volta, è stato “salvato” dai saluzzesi. Con la rinuncia ad un paio di cene al ristorante, dice il Sindaco, i cittadini di Saluzzo lasciano un segno nella storia.

Vi vogliamo condurre all’interno della Castiglia seguendo un percorso cronologico. Per capire la storia dell’edificio dovete iniziare con la visita all’Orientation. Quattro ambienti costituiscono questo spazio aperto al pubblico nel 2009 e raccontano, grazie a video, grandi riproduzioni e plastici, le origini del fabbricato.

L’evoluzione ha inizio nel 1270 quando Tommaso I di Saluzzo eresse una fortezza e un circuito di mura a protezione della città. Solo dopo il 1340 l’edificio assunse funzioni residenziali stabili e dalla metà del XIV secolo fino al 1548 accolse i Marchesi e poi i governatori francesi e sabaudi. Le trasformazioni iniziarono proprio con i Savoia che svilirono sempre di più le funzioni dell’edificio fino al completo abbandono, degrado del quale fu testimone la poetessa Diodata Saluzzo Roero. Venne quindi proposto di abbattere il nobile rudere, ma prevalse, per la prima volta, la volontà dei cittadini di non perdere un pezzo della loro storia e del paesaggio storico urbano. La Castiglia fu trasformata in un istituto carcerario. Quello che si salvò dell’antica dimora dei Saluzzo fu davvero poco. A ricostruirne la storia sono stati la pazienza degli studiosi e il caso che ha consegnato documenti inediti ed un brandello di affreschi di cui si aveva solo una descrizione scritta.

Per conoscere le storie di alcuni Marchesi di Saluzzo dovrete salire al Museo della Civiltà Cavalleresca. Non vi troverete un racconto cronologico e puntuale su tutti i signori di Saluzzo, ma una serie di suggestioni che hanno lo scopo di introdurvi nel mondo di una piccola corte. La narrazione sottolinea che, come sosteneva Tommaso III di Saluzzo, le possibilità di affermazione di uno Stato sono in parte dovute alle capacità di chi lo governa e ai cittadini e, in parte, dipendono dal caso o meglio da Madama Fortuna.

Uno degli aspetti più interessanti dell’allestimento è quello di aver inserito numerose riproduzioni di opere d’arte sparse sul territorio e provenienti anche da altri luoghi d’Italia e d’Europa, ma tutte legate alla storia dei Saluzzo e talvolta inaccessibili al pubblico nel loro contesto d’origine. Il percorso quindi vi suggerisce anche nuovi viaggi in una sorta di caccia al tesoro in giro per il Piemonte, l’Italia e oltralpe.

La prima sala ci ricorda che nel medioevo un signore per essere riconosciuto come tale doveva anche essere un cavaliere. Doveva dimostrare abilità con le armi ed essere insignito di tale titolo in un’occasione importante. Essere cavaliere era un riconoscimento ambito ed era anche il sogno di molti bambini che, non potendo avere un costoso cavallo, immaginavano di evocare le gesta di quei prodi cavalcando destrieri di legno (Castelli di Lagnasco).

La seconda sala tocca due temi. Il primo è quello della caccia: prerogativa dei signori, sfoggio di abilità ed allenamento per i cavalieri in periodo di pace. Il secondo è quello dei boschi e delle selve che, se da una parte era il terreno ideale per la caccia, dall’altra erano luoghi di approvvigionamento di beni utili per la vita quotidiana e un limite per lo sviluppo dell’agricoltura. Se le immagini ricordano i Saluzzo impegnati nella caccia al cervo e all’orso (Castello di Cardé), i plastici richiamano le abbazie che essi vollero sul territorio e il cui insediamento ebbe anche come obiettivo quello di ridurre le selve a coltivi (Abbazie di Staffarda e di Casanova).

La terza sala ci ricorda che se per assicurare la discendenza del casato un signore doveva avere molti figli, il fatto che parecchi di questi raggiungessero l’età adulta poteva essere un problema. Fu il caso di Tommaso I di Saluzzo che dovette trovare sistemazione ad oltre dieci pargoli. Per essi il marchese costruì carriere o rifugi. Ci fu chi, tra di loro, fu cavaliere, chi vescovo, chi si sposò e chi entrò in convento. Molti lasciarono una traccia tuttora riconoscibile in chiese, musei, blasoni in Italia ed in Europa.

Le sale 4 e 5 sono dedicate alla letteratura che ha reso famoso il Marchesato di Saluzzo. La prima celebra la figura di Griselda che, nata dalla penna di Giovannni Boccaccio, divenne la più popolare marchesa di Saluzzo grazie al racconto che di lei fece anche Francesco Petrarca. La sala ne mostra la storia grazie alle riproduzioni di opere provenienti dal Castello Sforzesco di Milano, dall’Accademia Carrara di Bergamo e dalla National Gallery di Londra.

La quinta sala ricorda invece il più colto dei Marchesi, Tommaso III. Per lui la cavalleria era uno stile di vita e, anche se sapeva che era impossibile, nella realtà, essere un cavaliere come la letteratura e le formule di investitura prevedevano, volle lasciare ai suoi eredi un racconto educativo che oggi illumina gli studiosi sulla formazione, lo stile di vita e i pensieri di un principe-cavaliere vissuto tra fine ‘300 ed inizio ‘400. Un episodio del romanzo che egli intitolò “Le chevalier errant” è richiamato nell’allestimento dalla riproduzione della teoria dei 9 prodi che troverete, in originale, al Castello di Manta, a pochi passi da Saluzzo.

Nella sala 6 sono invece riprodotte le eroine del ciclo di Manta. Esse rappresentano idealmente le donne di casa Saluzzo che furono “usate” per costruire rapporti politici utili a padri e fratelli. Grazie al matrimonio, giovanissime fanciulle andarono in spose a personaggi chiave del momento: i Giudici di Torres, i Borromeo, i Visconti, gli Estensi. Ad alcune venne dato un marito anche molto lontano dalla loro terra d’origine, in Francia, in Inghilterra o in Sardegna.

Le ultime sale si concentrano sui due Marchesi che portarono Saluzzo all’apice del successo. La sala 7 è dedicata alla figura di Ludovico I, signore che riuscì a mantenere la pace nel suo stato consentendo anche una crescita culturale nonché un arricchimento del paesaggio urbano. Durante il suo governo (1416-1475) iniziò il definitivo ampliamento della chiesa di San Giovanni e furono eretti il convento di San Bernardino, da cui sono tratti gli affreschi dedicati a San Giovanni Evangelista proposti nella sala, e il palazzo comunale. A Ludovico I si deve anche il rafforzamento della devozione per i due Santi patroni del Marchesato: San Chiaffredo e San Costanzo.

Entrate in punta di piedi nella sala 8: vi giace il marchese Ludvico II. Fu un personaggio impetuoso e dalla vita movimentata. Ne conoscerete qui la prima moglie, Giovanna del Monferrato, e scoprirete i rapporti con il colto e potente cugino Ercole I d’Este nonché con gli Sforza ai quali offrì i propri servigi. Se volete vedere il monumento funebre di Ludovico dal vero, non perdete l’occasione per andare a visitare la cappella dei Marchesi nella vicina chiesa di San Giovanni. Sarà anche piacevole rilassarvi nella caffetteria che ha come dehor il chiostro quattrocentesco.

Dopo esservi soffermati sulle monete prodotte dalla zecca del Marchesato, entrate nella sala 9 dove, protetti dalla volta della cappella dei Cavassa di San Giovanni, potrete conoscere la famiglia di Ludovico II così come il pittore di corte Hans Clemer la descrisse nella sua pala della “Madonna della Misericordia” oggi al Museo di Casa Cavassa a Saluzzo. Se l’opera di questo artista vi interessa, non fermatevi qui: organizzate una caccia al tesoro in tutto il Marchesato, scoprirete luoghi meravigliosi! Se invece è la famiglia di Ludovico ad incuriosirvi, non perdete l’occasione per andare a visitare la Cappella Marchionale di Revello: ne resterete sorpresi.

Troverete un plastico del Palazzo dei Marchesi di Saluzzo a Revello nell’ultima sala del Museo della Civiltà Cavalleresca. Qui scoprirete come finì la storia dei Saluzzo e di come il loro stato cadde nelle mani prima della Francia e poi dei Savoia. Prima di andarvene dedicate uno sguardo all’immagine che propone il retablo fiammingo di Staffarda voluto dall’abate Michele Antonio di Saluzzo, oggi con parte degli stalli del coro, a Palazzo Madama a Torino e la riproduzione del busto di Giovanni Ludovico di Saluzzo sepolto a Roma nella Basilica di Santa Maria all’Aracoeli.

Vi suggeriamo di scendere a piedi al piano terra o di fermare l’ascensore al primo piano, solo così potrete vedere il grande frammento dell’imponente affresco a grisaille che ornava il cortile della dimora di Ludovico II. Un piccolo aiuto per iniziare la vostra caccia ai capolavori di Hans Clemer.

Per completare la scoperta della Castiglia, leggete la seconda parte del racconto.

Consigliato da Nadia