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LA DURA VITA DEL TURISTA CULTURALE

Erano gli anni Novanta quando ebbi uno scontro verbale con il sindaco di una ridente cittadina piemontese. Questo si concluse con le parole: LA CULTURA NON PRODUCE TURISMO. Lo salutai dicendo che su queste basi tra di noi non poteva esserci dialogo. Speravo che, con gli anni e cambiando le amministrazioni, la sensibilità a tal proposito si modificasse, ma recentemente ho sentito dire ad un altro sindaco, che accompagnava una delegazione di ospiti istituzionali stranieri, che nella sua città non c'era niente da vedere e che di turismo non si poteva parlare. Gli stupiti ospiti con gli occhi pieni di bellezza pensavano che l'interprete avesse mal tradotto le parole del primo cittadino e non si spiegavano come si potesse affermare qualcosa del genere quando essi, nel loro paese, non avevano nulla di paragonabile al patrimonio della cittadina. In seguito ho visto un barlume di speranza pre-elettorale in un consigliere comunale a cui parve illuminante scoprire le bellezze della sua città durante una visita guidata e propose l'idea di “obbligare” tutti i futuri consiglieri ed assessori ad una sorta di “corso propedeutico” per conoscere anche gli aspetti culturali della località che avrebbero amministrato.

Oggi esce un interessante articolo su Il Fatto Quotidiano che analizza proprio la relazione tra cultura ed economia. Mi pare interessante riprendere il tema alla luce delle ormai quotidiane notizie di appalti truccati, musei che chiudono, situazioni di degrado in crescita, rischi ambientali che minacciano il territorio.

Non ci sono formule magiche per affrontare il problema della manutenzione e gestione di un patrimonio culturale come quello italiano, ma è evidente che se proprio in Italia non è chiaro che esiste una connessione tra cultura-turismo-economia gran parte delle “colpe” risiede nell’insufficiente cultura di base. Osservazione banale? Forse, ma gli esempi sopra citati insegnano che esiste, in generale, una scarsa percezione di qual è il reale patrimonio dei nostri comuni, nel bene e nel male, e questo vale per chi amministra e per chi vive sul territorio. Mancando questa percezione, si innescano una serie di conseguenze che impattano sull'economia. Parole grosse? Facciamo un esempio semplice. Io sono un turista culturale. Ho deciso di venire in Piemonte per le vacanze. Compro una guida di viaggio (argomento delicato!) e consulto la rete alla ricerca di informazioni che mi permettano di scegliere dove andare e cosa fare.

Credete sia facile? Ovviamente non lo è. Nella marea di siti che spopolano sulla rete è già difficile capire quali sono quelli affidabili e quali no e, con certezza matematica, sono sicura che, se cerco di programmare visite al patrimonio culturale, ci saranno dei problemi. Normalmente i beni culturali, tranne quelli più famosi, sono poco evidenziati e sono presentati con fotografie tristissime. L'impossibilità di fotografare all'interno di alcuni luoghi d'arte impedisce anche di trovare un banale conforto su Google Immagini e capire meglio che cosa mi posso aspettare.

Tento anche la strada di Tripadvisor, ma, se il bene che mi interessa non è molto noto, potrei non trovarlo. In ogni caso raramente le recensioni riportano le informazioni di base (orari, come raggiungere il bene, costi, possibilità di visite guidate, ecc.) e questo mi costringe, talvolta, a contattare direttamente il comune o l'ufficio turistico. I tempi e i modi di risposta rientrano nelle problematiche di cui sopra: sapranno riconoscere l'oggetto della richiesta? riusciranno a rispondere prima che la mia vacanza sia finita? mi sapranno indicare una guida, vera, che mi possa fare una visita? Se, alla fine, le informazioni raccolte mi convincono, sono pronta ad inserire la meta nel mio programma di viaggio e anche a pagare una guida perché venga ad aprirmi appositamente il bene e a mostrarmi il tesoro che mi aspetto! Sì, perché il turista culturale è disposto a pagare, ragionevolmente, per vedere qualcosa che gli interessa.

Immaginiamo quindi che io abbia prenotato la visita. Dal momento che mi fermo in zona, mi informo anche su dove posso andare a mangiare. Anche se il tema pare più facile da indagare, non è certo che riuscirò a trovare informazioni utili o che mi soddisfino. Uno dei problemi è che molti siti sono “blindati”. Ogni comune o quasi ha il suo elenco di ristoranti ed alberghi, ma, a fronte di un'indagine che potrebbe non rispondere alle mie esigenze, raramente lo stesso sito mi permette di capire cos'altro c'è nei dintorni in modo che io possa avere una panoramica complessiva ed evitare di muovermi a tentoni toccando i siti di tutto il circondario. Per fortuna, anche in questo caso, la rete offre pagine di recensioni on-line, food-blog e simili che mi vengono in aiuto per capire e per scegliere. Il recensore, ormai so, è spietato e i ristoranti definiti buoni in genere lo sono davvero. Se non trovo informazioni soddisfacenti nella località dove ho previsto la visita, mi sposterò altrove e spenderò i miei soldi in un'altra città.

A proposito di ristorazione, potrei incontrare ancora un problema … serio … le chiusure per le vacanze: è possibile che le mie vacanze corrispondano a quelle dei ristoratori. Mi ritroverò davanti ad una porta chiusa per ferie, con un filino di bava alla bocca per le aspettative mancate. Il turista culturale non demorde e si adatta all'ambiente. Prima di dirigermi altrove potrei scegliere di fare uno spuntino all'aria aperta. Chiedo a qualcuno di indicarmi un negozio che venda prodotti tipici, una panetteria che faccia del pane di qualità, un'enoteca dove acquistare una buona bottiglia di vino e un posto carino dove si possa consumare il tutto senza che i vigili urbani o altri mi caccino. Gli indigeni mi sapranno dare informazioni utili? Io spero di sì o mi muovo a tentoni sul posto perché, raramente, trovo, sui siti locali informazioni in proposito. Procedo agli acquisti, ma, mentre ci sono, compro anche alcuni prodotti che porterò a casa.

Riepilogo: ho acquistato il biglietto per vedere il bene culturale; forse ho pagato la guida per fare la visita; ho speso al ristorante o nei negozi locali. Anche se l'esempio non andrà conteggiato nei flussi turistici perché non ho dormito in loco … in quel solo giorno ho mosso l'economia.

Potrei continuare a narrare altre vicissitudini che il turista culturale incontra nella programmazione e nel vivere il suo viaggio: descrivere le difficoltà, talvolta, di trovare un hotel e di capire veramente come sia; mostrare la desolazione del turista culturale di fronte alla sovrabbondanza di eventi eno-gastronomici; raccontare come la cattiva accoglienza generi mostri; riferire la delusione che si ricava da una visita guidata di scarsa qualità o fatta senza cuore. Preferisco fermarmi qui, per ora.

Il turista culturale è un esploratore che affronta un viaggio rischioso e pieno di incertezze.

Il turista culturale sarebbe disposto a spendere per vedere aperta una porta.

Il turista culturale sa distinguere il bello dal brutto, il buono dal cattivo, il colto dal buffone.

Il turista culturale spesso scrive e racconta e genera altri turisti culturali.

Non illudiamolo né truffiamolo, produce valore e ricchezza.

Riflessioni di Nadia