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RACCONIGI - IL PRINCIPE, IL CORTIGIANO E L'IMPRENDITORE | www.westitaly.net

RACCONIGI - IL PRINCIPE, IL CORTIGIANO E L'IMPRENDITORE

Per la primavera vi avremmo dovuti accompagnare alla scoperta della città di Racconigi seguendo le tracce di tre personaggi: il Principe Emanuele Filiberto di Savoia Carignano, Gio Angelo Spada vassallo di Cavallerleone e Giovanni Antonio Ormezano commerciante.

Il ciclo di tre visite si sarebbe chiuso ricordando la morte del Principe avvenuta il 21 aprile 1709.

La ricerca su questi personaggi e sulle loro storie non è certo conclusa, ma ecco che cosa possiamo raccontarvi per #iorestoacasa.

Emanuele Filiberto, erede del principe Tommaso, superata un'infanzia difficile, dimostrò a tutti di essere un uomo di carattere, brillante e colto. Vissuto per molti anni a Parigi, tornò in Piemonte e si rifugiò nel castello di Racconigi poco dopo la morte del padre nel 1656. Finalmente si era liberato dall'ingombrante madre che non accettava che lui, sordo dalla nascita, ereditasse il titolo.

La storia di Racconigi, senza la figura di Emanuele Filiberto, sarebbe oggi molto diversa.

Il castello che ereditò Emanuele Filiberto aveva l'aspetto medievale, così come è stato ricostruito dall'Associazione Modellistica Racconigese. Le finanze del Principe furono sempre piuttosto scarse e quindi inizialmente non investì sulle sue abitazioni, ma, alla morte del Duca di Savoia, si trovò ad essere secondo in linea di successione e la necessità di una idonea residenza nonché di un erede si fecero sentire.

Nel 1666 Guarino Guarini, padre teatino modenese, giunse a Torino dove ben presto iniziò a lavorare per Carlo Emanuele II.

Dieci anni dopo entrò a servizio di Emanuele Filiberto di Carignano che lo volle a Racconigi per istruire il nipote Luigi Giulio che aveva in animo di nominare suo erede. Il Principe si dilettava di architettura e Padre Guarini aveva raramente avuto occasione di progettare edifici civili. Fu un'accoppiata vincente!

 

 

 

 

Fu così che Guarino Guarini progettò il rinnovamento totale dell'antica fortezza iniziando ad adattare gli interni alla vita di una famiglia nobile e studiando una facciata innovativa per l'epoca con due grandi padiglioni con cupole a pagoda che abbracciavano le antiche torri e contenevano gli appartamenti principali ed un corpo centrale rialzato caratterizzato dallo stesso tipo di copertura.

Al centro dell'antico castello vi era un cortile. Guarino Guarini propose al Principe un progetto innovativo che prevedeva la creazione al primo piano di un salone centrale la cui copertura avrebbe superato l'altezza del tetto. La costruzione di un complesso sistema di volte avrebbe dato all'ambiente una illuminazione indiretta di grande impatto scenografico.

Contemporaneamente Guarini pensò anche a raccordare il palazzo con il giardino che il Principe aveva in mente di rinnovare. Si conservano diverse soluzioni per la scala monumentale che avrebbe arricchito l'elegante facciata.

Purtroppo i progetto non venne portato a termine in parte perché l'architetto di lì a poco fu impegnato anche con il nuovo palazzo torinese del Principe e poi per l'improvvisa morte di Guarini.

Prima ancora di iniziare i lavori sul castello, il Principe Emanuele Filiberto aveva inviato a Parigi il disegno del giardino di Racconigi affinché André Le Notre, giardiniere del re di Francia, potesse fornire un suo progetto per il parco. Da poco egli aveva dettato una nuova moda nell'arte del disegnare gli spazi verdi e la committenza per i Carignano fu la prima in Italia.

Il disegno, grandioso ed elaborato, fu seguito quasi alla lettera e concluso intorno al 1674. Vasche, statue, labirinti, fiori, prati verdi, cespugli sagomati, fontane caratterizzavano quel giardino che, come molte altre cose, un giorno passò di moda e scomparve.

Le architetture volute dal Principe e ideate da Guarini, restano.

Il vassallo Gio Angelo Spada fu aiutante di Camera del Principe Emanuele Filiberto di Carignano e perciò fu tra coloro che lo conobbero più da vicino. Era un uomo ricchissimo e fu di aiuto al Principe proprio mentre crescevano i cantieri delle sue residenze e in altri frangenti.

Fu sicuramente tra coloro che accolsero la nuova Principessa di Carignano nel 1684 e di certo fu accanto al suo signore nel 1690 quando Racconigi fu attaccata dal temibile Generale Catinat.

Forse vide la giovanissima Regina di Spagna ospite al castello durante il viaggio verso la patria del suo sposo e forse ancora fu presente nel 1706 quando, ancora una volta, i Francesi furono in città penetrando nel castello. Non sappiamo se il vassallo Spada fosse accanto ad Emanuele Filiberto alla sua morte, ma i suoi rapporti con i Carignano non si spensero quel giorno. Quando 4 anni dopo morì, il nuovo Principe gli doveva ancora oltre 30 mila lire, una piccola fortuna.

I Principi di Carignano godevano dei diritti sulle acque di Racconigi. Possedevano mulini, segherie, martinetti e controllavano i canali che da secoli circondavano la città ed attraversavano le campagne contribuendo a renderle fertili. Fu quando il cugino Carlo Emanuele II decise di favorire la produzione del filato di seta che Emanuele Filiberto, sempre in difficoltà economiche, trovò il modo di rendere ancora più produttivi i suoi diritti feudali. La città era già dal XV secolo attiva nella produzione della seta e fu presto scelta come luogo idoneo per erigere impianti industriali. Il plastico esposto presso il Museo della Seta di Racconigi mostra il primo setificio della città.

Fu realizzato dalla Famiglia Peyron e utilizzò un martinetto cioé una fucina acquistata dal Principe Emanuele Filiberto. Era il 1676, il castello si avviava a diventare una elegante residenza di villeggiatura e la città un polo industriale di prima grandezza in Italia.

Anche Gio Angelo Spada colse l'occasione e trasformò degli edifici di sua proprietà in un filatoio.

Nella città di Racconigi non furono tutti contenti della nuova svolta industriale della produzione della seta. L'attività industriale danneggiava coloro che, fino a quel momento, avevano reso con la loro sapienza ed abilità Racconigi famosa in Italia e non solo.

Tra le critiche mosse agli imprenditori vi erano la forte stagionalità del lavoro e i rischi della produzione a grande scala che minavano la salute degli operai e lasciavano ogni anno molti disoccupati.

Enti assistenziali ed ospedali si resero immediatamente necessari e Gio Angelo Spada fu tra i primi a farsene promotore. A lui si deve l'attuale fabbricato storico dell'Ospedale Civile.

A Racconigi molti erano stati i laboratori artigianali che producevano filato, nastri e tessuti.

Alcuni Racconigesi avevano fatto fortuna con la seta.

Tra questi vi era Gio Antonio Ormezano che viveva tra il borgo natio e Torino.

A Racconigi aveva in casa un laboratorio artigianale con spazi idonei per l'allevamento dei bachi, venduti anche all'estero, e per la produzione di filato e, probabilmente, di bindelli.

Il suo commercio si estendeva anche fuori dallo Stato, in Francia, a Bologna e a Genova.

Nella capitale possedeva una bottega importante presso la quale si servivano sarti, calzolai, avvocati, religiosi e molti nobili.

Alla sua morte, nel 1713, vennero annotati tutti i suoi debitori e, tra essi, compare la Principessa di Carignano, Angela Caterina d'Este, vedova di Emanuele Filiberto.

 

Le immagini sono in gran parte tratte da: Archivio Storico di Racconigi; Archivio di Stato di Torino; Noemi Gabrielli, Racconigi; Museo della Seta di Racconigi.