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INTORNO A VAN DYCK

La mostra “Van Dyck pittore di corte” offre l'opportunità di guardarsi intorno e di raccontare alcune storie di personaggi e del periodo storico in cui visse l'artista (1599-1641).

Quando il giovane, curioso e talentuoso Antoon giunse in Italia nel 1621, vi arrivò via terra. Lo immaginiamo attraversare il Piemonte per raggiungere Genova dove lo attendevano i fratelli De Wael (Mostra “Van Dyck pittore di corte).

ed una platea di ricche famiglie pronte a cogliere l'opportunità di mettersi in evidenza sfruttando le doti degli artisti emergenti.

Nel dicembre del 1622 Van Dyck giunse a Torino con Lady Alethea Howard contessa di Arundel. Forse Antoon l'aveva conosciuta nell'atelier del suo maestro Rubens e, probabilmente, si erano incontrati a Venezia dove la nobildonna viveva in quel periodo.

E' probabile che la Contessa abbia introdotto il giovane artista alla corte torinese come testimoniano un manoscritto settecentesco e un'incisione che ritrae Carlo Emanuele I di Savoia.

Pare che il Duca gli avesse affidato anche i ritratti di due dei suoi figli, ma di questi non è rimasta traccia.

Il ritratto del Duca proponeva una presentazione molto classica, formale, nello stile in uso nella corte spagnola.

Forse fu il primo ritratto di un personaggio dell'alta aristocrazia e soprattutto un ritratto ufficiale.

Il soggiorno torinese non dovette dispiacere al giovane pittore che trovò nella quadreria di Carlo Emanuele I numerose opere di quegli artisti veneti che tanto amava (Torino, Musei Reali).

Forse ebbe anche l'occasione di vedere i quadri della pittrice Sofonisba Anguissola che, di lì a pochi anni, conobbe personalmente (Mostra “Van Dyck pittore di corte).

Com'era Torino a quell'epoca? Ci fidiamo di Antonio Tempesta che, in un quadro conservato ai Musei Reali di Torino, ci mostra una piazza Castello molto diversa da quella che conosciamo. L'opera fu realizzata nel 1620.

Sulla destra si osserva l'antico castello costruito su una delle porte della città romana.

Oggi lo conosciamo come Palazzo Madama e lo osserviamo, isolato, all'interno del grande spazio che è la Piazza Castello.

Quando Van Dyck giunse in città, alle spalle del castello c'era la campagna e, ai lati, fabbricati che seguivano il tracciato delle mura andavano nella direzione di quelli che oggi sono la via Roma, la “contrada nuova”, aperta da poco e non ancora completata, e verso l'attuale Palazzo Reale.

Quella che oggi conosciamo come residenza dei Savoia, all'epoca di Carlo Emanuele I era solo un fabbricato come altri che permetteva ai Duchi di passare dalla loro dimora al castello antico senza percorrere le vie della città.

Molto probabilmente Van Dyck vide il Palazzo detto di San Giovanni, oggi scomparso, che era appartenuto alla curia torinese e che era stato utilizzato fin dall'epoca di Emanuele Filiberto di Savoia come residenza ducale. Era posizionato là dove ci sono la Porta Palatina e il Teatro Romano e dove, tra fine '800 e primo Novecento, fu innalzata la cosiddetta Manica Nuova che oggi accoglie la Galleria Sabauda (Ph.Musei Reali).

Carlo Emanuele I era vedovo da molti anni di Caterina Micaela d'Asburgo e aveva numerosi figli, la maggior parte dei quali vivevano a Torino.

L'erede era Vittorio Amedeo, il suo secondogenito (Castello di Racconigi).

Da pochi anni era sposato con la giovanissima Cristina di Borbone per la quale il Duca aveva grandissima ammirazione e alla quale aveva fatto dono della residenza del Valentino.

Il quadro del Tempesta era stato realizzato per ricordare le loro nozze.

Maurizio, il quarto figlio maschio, era stato avviato alla carriera ecclesiastica e, finalmente, nel 1621 era riuscito ad arrivare a Roma. Qui venne in contrasto con Guido Bentivoglio appena eletto cardinale al rientro dai suoi incarichi nelle Fiandre e a Parigi.

Rimase a Roma per pochi mesi e poi tornò a Torino.

Forse il Principe Cardinale fu ritratto da Van Dyck (Torino, Musei Reali),

di certo lo fu il card.Bentivoglio. Il suo ritratto fece scalpore tanto che le biografie del pittore ricordano che fin da subito “Roma accorse a vedere questa meraviglia dell'arte” (Firenze, Palazzo Pitti).

Il Card.Maurizio pur seguendo la carriera religiosa, si dimostrò amante del bello e della cultura tanto da volere per sé una villa o meglio una vigna sulla collina di Torino dove riunire la cosiddetta Accademia dei Solinghi e ricevere artisti e letterati.

Si tratta ancora oggi di una delle realizzazioni più interessanti del barocco piemontese ed è nota come Villa della Regina (Ph.TorinoToday).

A Torino nel 1622 c'erano anche tre delle figlie di Carlo Emanuele I, le cosiddette Infante. Margherita, la primogenita, si era sposata nel 1608 con Francesco Gonzaga, duca di Mantova, ma nel dicembre 1612 aveva perso il marito e il suo unico figlio maschio.

Nel 1613 era stata costretta a tornare in Piemonte senza titolo e senza la figlia Maria, erede nominale del Ducato. Donna orgogliosa ed ambiziosa, trascorse gli anni successivi nell'ombra offuscata ancora di più dalla presenza della cognata francese (Vicoforte, Ph. La civetta di Torino)

A Torino c'erano anche due Infante nubili, Maria Apollonia e Francesca Caterina.

Carlo Emanuele I aveva fatto molti sforzi per accasarle. Per la maggiore il Duca aveva sognato anche un matrimonio con Enrico Stuart, figlio primogenito di Giacomo I, primo protettore di Van Dyck, e fratello di Carlo I che avrebbe ereditato il titolo e sarebbe stato il suo più grande mecenate. Le trattative per le nozze di Maria andavano di pari passo con quelle del fratello maggiore Vittorio Amedeo che, secondo le ambizioni di Carlo Emanuele I, avrebbe dovuto sposare Elisabetta Stuart il cui ritratto giunse insieme a quello di Enrico a Torino e oggi fa bella mostra al Castello di Racconigi.

Anche per Francesca vennero tentate tutte le vie per concludere nozze all'altezza del suo rango, ma, quando Van Dyck giunse a Torino, le speranze di maritarsi delle due Infante erano quasi nulle.

Di lì a pochi anni la loro devozione, già molto marcata, condusse entrambe verso la vita religiosa pur continuando ad interessarsi alla famiglia e rimanendo molto legate ai fratelli Maurizio e Tommaso e ai figli di quest'ultimo (Parigi, Louvre)

Tommaso era il figlio minore di Carlo Emanuele I ed era sicuramente molto amato dal padre e dai fratelli. Nel 1622 aveva 26 anni, una discreta esperienza militare e anche per lui era iniziata la ricerca di una sposa adeguata.

Il primo tentativo andò a vuoto proprio quell'anno quando Eleonora Gonzaga, sorella del defunto cognato Francesco, fu data in sposa all'Imperatore Ferdinando II.

Solo l'anno successivo sarebbero stati intrapresi nuovi contatti con una principessa francese (Castello di Racconigi).

Che cosa sappiamo di Tommaso? Nel 1618 l’ambasciatore veneziano Donato aveva scritto di lui: ”Terribile e severo nel tratto, soldato di gran cuore, avido di gloria, di buon e soda intelligenza, molto pretendente e altiero”.

Gli eventi futuri avrebbero dimostrato che aveva carattere, che sapeva farsi amare e che incuteva rispetto da tutti coloro che avevano contatti con lui o lavoravano per lui. Era sempre senza denaro, questo sì, ma non era colpa sua … ma questa è un'altra storia!

Tommaso era sposato da pochi mesi con Maria di Borbone principessa di Soissons quando, nel 1624, il fratello maggiore Emanuele Filiberto, da oltre un decennio al servizio della Spagna, chiamò Antoon a Palermo dove risiedeva da due anni con il titolo di Viceré di Sicilia (Castello di Racconigi).

Il pittore lasciò Roma e in primavera era pronto a realizzare per il Principe un adeguato ritratto che ancora oggi colpisce per qualità e per i punti interrogativi che lascia in sospeso.

Per quale motivo fu dipinto? Fu questo il quadro la cui caduta fu ritenuta di cattivo augurio?

Non lo sapremo mai, poco tempo dopo, mentre Van Dyck continuava il soggiorno in Sicilia ed incontrava l'anziana pittrice Sofonisba Anguissola di cui lasciava lo schizzo nel suo taccuino che fu lo spunto del ritratto conservato dai Musei Reali di Torino.

La peste colpiva Palermo e, tra le vittime, cadeva anche il Viceré.

Emanuele Filiberto morì il 3 agosto a 36 anni.

Subito dopo la sua morte successero due cose: vi fu a Palermo un sontuoso funerale e le sue spoglie furono preparate per essere traslate verso la Spagna; contemporaneamente si fece il conto dei suoi debiti che comprendevano anche le opere d'arte non ancora pagate per la galleria del Palazzo Reale.

Mentre i resti del Principe erano in viaggio, i suoi beni andarono dispersi e, con essi, il bellissimo ritratto che giunse in Inghilterra.

Per omaggiare il Principe si può andare a Palermo, alla Cappella Palatina, dove viene ricordato oppure al Monastero Reale di San Lorenzo a El Escorial, vicino a Madrid, dove riposa accanto al fratello maggiore Filippo Emanuele (Palermo, Cappella Palatina).

La carriera di Antoon proseguì in continua ascesa mentre per i Savoia, dopo alcuni anni di tranquillità, iniziarono nuove guerre condotte con furore da Carlo Emanuele I che cercò fino all'ultimo di mantenere l'indipendenza del Ducato e di ampliarne i confini e l'influenza.

A corte si distinguevano le due Principesse francesi.

Quella di Carignano poteva vantare, pochi anni dopo le nozze, due figli, tra cui un maschio; Cristina, invece, non ebbe figli che dopo dieci anni di matrimonio, proprio poco dopo, si mormorava, aver conosciuto l'affascinante Filippo d'Aglié.

La loro conoscenza si approfondì durante l'esilio a Cherasco, dopo la morte di Carlo Emanuele I avvenuta nel luglio del 1631 (Cherasco, Palazzo Salmatoris).

Divenne Duca Vittorio Amedeo I e il suo breve regno fu segnato dalla personalità di Cristina che, finalmente madre di due figli maschi, poteva rivendicare a pieno titolo la sua posizione.

L'eccessiva sudditanza del Ducato sabaudo nei confronti della Francia fu la causa di sempre crescenti tensioni tra i Duchi e i cognati (Torino, Musei Reali).

Fu allora, nel 1634, che Tommaso di Carignano e la sua famiglia abbandonarono lo Stato in incognito con l'obiettivo di mettersi a servizio della Spagna.

Tommaso non poteva sapere che sarebbe rimasto separato dalla sua famiglia per 10 anni.

A Bruxelles attendeva il Principe una carica di responsabilità che fino a quel momento non aveva mai avuto: Governatore pro tempore del Paesi Bassi Meridionali.

La zia Isabella Clara Eugenia d'Asburgo era morta l'anno precedente e, in attesa dell'arrivo del Cardinale Infante Ferdinando, Tommaso ebbe il prestigioso incarico (Mostra “Van Dyck pittore di corte”)

A Bruxelles il Principe di Carignano incontrò nuovamente Antoon Van Dyck, ormai pittore di corte di Carlo I d'Inghilterra.

Com'era d'uso allora, il raggiungimento di una carica di prestigio andava sottolineata con un ritratto che mettesse in luce qualche dettaglio significativo. Così il pittore realizzò un ritratto a mezzo busto tipico degli uomini di potere (Berlino, Gemaldegalerie).

Seguì a questa commissione subito una seconda per un'opera grandiosa, a figura intera.

Tommaso vi appare in tutto il suo splendore e l'iconografia si inserisce bene nella ritrattistica di principi, nobili e condottieri dell'epoca (Torino, Musei Reali).

Mentre Antoon tornava a Londra per lavorare sui tanti ritratti del Re e della moglie Enrichetta Maria di Borbone, sorella della Duchessa Cristina, Tommaso restò ancora nelle Fiandre a combattere per Filippo IV di Spagna.

A ricordare le sue imprese restano alcune testimonianze come le tele negli appartamenti del Palazzo Carignano

e quelle della Galleria delle Battaglie a Palazzo Reale.

Anche il Duca Vittorio Amedeo I era impegnato nella cosiddetta seconda guerra di successione per il Monferrato e, dopo numerosi episodi militari positivi, combatté la sua ultima battaglia l'8 settembre 1637 a Mombaldone, in Valle Bormida.

Le sue battaglie sono raccontate in uno straordinario ciclo di affreschi al Palazzo Taffini d'Acceglio a Savigliano.

Vittorio Amedeo I morì un mese dopo. Secondo alcuni fu avvelenato dagli alleati Francesi, secondo altri fu colto da febbri malariche che lo consumarono in pochi giorni.

Oggi riposa nella Cattedrale di Vercelli con il bisnonno Carlo III e con il Beato Amedeo IX di Savoia.

Secondo alcuni, l'ambasciatore francese spinse il confessore del Duca morente a convincerlo ad affidare alla moglie la reggenza e la tutela dell'erede.

Che cosa abbia risposto a questa richiesta non si sa, scrissero che “fu piuttosto un sospiro che una risposta”.

Nonostante i dubbi la duchessa Cristina, a 31 anni, era vedova con 5 figli minori e aveva in mano il governo dello stato.

Negli anni Trenta la Duchessa aveva continuato a mantenere rapporti con la sorella Enrichetta Maria, regina d'Inghilterra, e le loro lettere testimoniano un legame affettuoso e costante. Tra di loro conversavano a proposito dei figli e si scambiavano i loro ritratti.

Così era giunto a Torino un quadro realizzato da Van Dyck che ritraeva i tre primi figli di Enrichetta e che piacque talmente tanto che ne venne fatta una copia oggi nella Sala dell'Alcova a Palazzo Reale (Torino, Musei Reali).

Il Principe Tommaso ricevette notizia della morte del fratello, ma non manifestò l'intenzione di tornare in Piemonte, mentre il fratello Cardinal Maurizio, ebbe l'ardire di muoversi da Roma verso Torino, ma fu seccamente fermato sotto la minaccia dell'arresto.

L'atteggiamento della corte sabauda nei confronti dei Principi Cognati non sarebbe più mutato.

Non ci furono più contatti da allora tra Antoon Van Dyck e la corte dei Savoia. Tutti i protagonisti di questa storia tornarono in Piemonte nel 1639 quando, dopo la morte del piccolo Duca Francesco Giacinto, di soli sei anni, la discendenza parve a rischio perché sopravviveva solo un figlio maschio di Vittorio Amedeo I, Carlo Emanuele, di 3 anni.

Un ritratto dei due bambini si trova sull'altare maggiore della chiesa di S.Francesco da Paola a Torino.

Stava per iniziare la guerra civile.