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La proposta “Leonardo Opera Omnia” allestita a Fossano ci ha sollecitati a riflettere sull'influenza di Leonardo in Piemonte. Ecco allora alcune piccole suggestioni.

Iniziamo dal luogo in cui si svolge l'evento: Fossano.

Il sito più noto della città è il castello dei Savoia Acaia. Costruito alla metà del XIV secolo, fu lasciato nel 1500 da Filiberto II di Savoia alla zia Bona, vedova del duca di Milano Galeazzo Maria Sforza.

Visse a Fossano fino alla morte, avvenuta nel 1503, quasi dimenticata da tutti.

Chissà quante volte pensò ai suoi anni di matrimonio, quando il marito la fece vivere come una regina.

La sua tragica fine portò Bona a reggere il Ducato di Milano per il figlio Gian Galeazzo Maria, bello come un angelo.

Una donna al governo e un fanciullo duca furono una preda troppo facile per l'ambizioso cognato Ludovico Sforza detto Il Moro.

Fu in questo contesto, tutt'altro che sereno, che si inserì Leonardo da Vinci, artista fiorentino inviato a Ludovico da Lorenzo de' Medici.

Gli inizi di Leonardo non furono semplici. L'artista non capiva la lingua, non riusciva a mettere in mostra le sue doti ed inizialmente gli Sforza parvero non dargli lo spazio che cercava. Così si impegnò a fianco di due artisti locali, i de Predis, nella realizzazione di una pala d'altare dedicata alla Vergine con il Bambino e San Giovannino.

Era il 1483, Gian Galeazzo Maria venne emancipato e la madre Bona allontanata dal governo. Lo zio Ludovico finalmente aveva la possibilità di governare a nome del nipote.

Immagine “Leonardo Opera Omnia”

Nel 1839 vennero acquistati per la Biblioteca Reale di Torino una serie di disegni di artisti italiani e stranieri dal XV al XVIII secolo. Tra questi risulta un foglio di Leonardo con una testa di fanciulla che, secondo gli studi, dovrebbe essere l'ispirazione per l'angelo della pala della “Vergine delle Rocce”.

Leonardo dedicò molta attenzione ai soggetti femminili per studiare vari comportamenti e movimenti del corpo. Alcuni fogli mostrano donne con bambini in braccio, spunti per nuove versioni di Vergini con Bambino o Madonne del Latte.

Da queste idee il Boltraffio trasse per esempio la cosiddetta “Madonna Litta” oggi all'Hermitage e a soggetti leonardeschi pare essersi ispirato anche Macrino d'Alba.

Macrino d'Alba, Madonna allattante, Collezione privata

Leonardo si avvicinò alla corte in vista delle nozze di Gian Galeazzo Maria con la cugina Isabella d'Aragona. Fu lui a progettare la scenografie per le feste.

Il matrimonio fu celebrato nel 1490 alla presenza naturalmente di Bona di Savoia. L'incontro tra gli sposi avvenne a Tortona e, secondo le cronache, fu Leonardo a preparare l'accoglienza e, in seguito, la cosiddetta “Festa del Paradiso” a Milano.

Si dice che a Tortona fu ammesso un solo formaggio sulla tavola, un prodotto tipico delle valli, il Montebore.

Fotografia La Stampa

Negli stessi anni gli studi di Leonardo sulle figure umane si concretizzarono in una serie di ritratti di personaggi che ruotavano intorno alla corte.

Tra le opere più celebri citiamo la “Dama con l'ermellino” che raffigura la bella Cecilia Gallerani, amante di Ludovico Il Moro.

Immagine “Leonardo Opera Omnia”

Macrino d'Alba ebbe modo di cogliere le novità di Leonardo nel campo della ritrattistica e, anche se non ne sfruttò a pieno le potenzialità, ci ha lasciato un'opera che di certo ne risente l'influenza. Si tratta del ritratto di Anna d'Alençon, futura marchesa del Monferrato, per il Santuario di Crea.

Nel 1494 morì tra le braccia di Bona il figlio Gian Galeazzo Maria.

Ludovico Il Moro non aveva più ostacoli e l'ex Duchessa si allontanò dal Milanese per sempre.

L'anno successivo Leonardo ricevette la commissione di decorare il refettorio di Santa Maria delle Grazie a Milano, luogo simbolo della famiglia Sforza.

All'artista non piacevano i lavori ad affresco che lo obbligavano ad essere rapido e quindi meno preciso del solito. Cercò di porre rimedio alla cosa ideando tecniche che rendessero i tempi di presa più lenti.

Immagine “Leonardo Opera Omnia”

Un'opera così imponente ed innovativa ebbe emulatori anche nel lontano Saluzzese.

Tra il Marchesato di Saluzzo e il Ducato di Milano c'erano relazioni abbastanza strette.

Ludovico II di Saluzzo aveva militato per gli Sforza; la sorella Bianca aveva sposato Vitaliano Borromeo. La moglie di Ludovico II, la marchesa Margherita di Foix durante i suoi viaggi passò sicuramente da Milano.

Tutti questi incontri con la cultura lombarda lasciarono le loro tracce.

Nella cappella del Castello di Revello ritroviamo quella più evidente.

Fotografia di Viaggi&Delizie

Un'altra storia ci porta direttamente a Leonardo.

Nel Saluzzese giunse lo scultore lombardo Benedetto Briosco ed individuò una pietra particolare di cui parlò all'amico promettendogli di portare a Milano un campione.

L'informazione ci viene direttamente dai fogli dell'artista fiorentino dove è citato il maestro Benedetto e il Mombracco presso Saluzzo.

La Marchesa Margherita di Foix affidò al Briosco l'esecuzione del monumento funebre del marito nella chiesa di San Giovanni.

Leonardo trascorse gli ultimi anni in Francia.

Un visitatore, poco prima della morte, vide nel suo studio tre quadri: un ritratto femminile, “Monna Lisa”, un “San Giovanni” e una “Sant'Anna con la Vergine e il Bambino”.

Immagine “Leonardo Opera Omnia”

I primi due rimasero in Francia, mentre l'ultimo e tutti i fogli con gli appunti del maestro giunsero in Italia. Il quadro fu ritrovato a Casale Monferrato e donato al Re di Francia.

Si trovano oggi tutti al Louvre a Parigi.

Un foglio con il disegno dello stesso soggetto comparve a Vercelli e fu sicuramente visto dal pittore Bernardino Lanino che lo ricopiò come dimostrano un'opera conservata alla Pinacoteca Albertina di Torino e una tavola che arricchisce quella di Brera a Milano.

Immagine, Bernardino Lanino, Pinacoteca Albertina, Torino

Queste sono solo alcune delle storie possibili che ruotano intorno a Leonardo e al Piemonte.

La mostra chiude il 13 gennaio 2019.

Sentirsi sempre a casa non è difficile. L'esplorazione dei musei di Genova Nervi ha permesso ad esempio di ampliare la conoscenza su artisti, personaggi ed eventi che hanno le loro radici in Piemonte.

Iniziamo quindi la ricerca dei riferimenti piemontesi dalla Galleria d'Arte Moderna di Villa Saluzzo Serra.

La collezione nasce grazie al lascito del re Vittorio Emanuele II di Savoia di parte degli oggetti raccolti dal figlio Odone, duca del Monferrato, prematuramente morto a Genova il 22 gennaio 1866 non ancora ventenne. Quarto figlio della regina Maria Adelaide d'Asburgo, ebbe fin da bambino problemi di salute che ne minarono il fisico. Quindicenne, gli fu consigliato di vivere nel capoluogo ligure dove il clima pareva giovare alla sua salute.

Mostrò una precoce attenzione per l'arte e questo lo condusse a costituire una collezione di opere antiche e contemporanee e a sostenere campagne archeologiche come quella sull'antica città romana di Libarna presso Serravalle Scrivia (AL - Ph.Associazione Culturale Libarna Arteventi)

o quella più lontana di Cuma, tra Pozzuoli e Bacoli (NA).

“Quindi nacque […] quel raunare ch'Ei fece, con scelta intelligente ed assidua, monete, vasi, armi, bronzi, vetri, gemme e molti altri oggetti antichi […] prima dote di un museo artistico ed archeologico, di cui volea far dono a questa Città [Genova], sua prediletta” (Società Ligure di Storia Patria)

Dopo la morte del Principe, per tramite del suo Governatore, marchese Orazio Di Negro, fu manifestata al Re l'intenzione del figlio e il desiderio di realizzare un museo da dedicare all'illustre mecenate. I musei divennero più di uno … Ecco alcuni oggetti che ci hanno colpito.

Questo è il modello per il ritratto della sorella del Principe, Maria Pia di Savoia commissionato da Oddone al genovese Santo Varni nel 1863. La vediamo con la corona avendo sposato l'anno precedente, a 15 anni, Luigi di Braganza, re del Portogallo.

Allo stesso artista fa riferimento il gesso della madre del Principe, la regina Maria Adelaide d'Asburgo. Ne trovate una realizzazione in marmo al Castello di Racconigi.

Molto spazio è lasciato ad artisti contemporanei che si dedicarono soprattutto alla pittura di paesaggio.

Abbiamo scelto una tela un po' particolare e niente affatto piemontese: nel 1864 il genovese Ernesto Rayper dipinse “Il Gombo”, una località presso la marina di Pisa, che dopo l'Unità d'Italia era entrata nei beni dei Savoia. Il giovane Principe non poteva immaginare che, pochi anni dopo la realizzazione del quadro, il padre avrebbe qui sposato l'amante Rosa Vercellana. Nei primi anni del' Novecento la Tenuta di San Rossore e il Gombo divennero il luogo di villeggiatura della tarda estate e dell'autunno di Vittorio Emanuele III e della sua famiglia.

Pelagio Palagi morì nel 1860, ma era un personaggio ben noto a corte e di certo al Principe Oddone che frequentò quelle residenze sulle quali l'artista aveva molto lavorato negli anni del re Carlo Alberto. La GAM ospita un ritratto, non datato, di Nicolò Paganini realizzato dall'artista assai noto, in ambiente milanese, per questa tipologia di opere.

Come l'opera di Palagi, numerose altre furono aggiunte in seguito ad arricchire le collezioni del Museo. In ambito piemontese segnaliamo: Nicolò Barabino, Morte di Carlo Emanuele I di Savoia, 1891

Il Duca è rappresentato morente nel salone principale del Palazzo Muratori Cravetta di Savigliano dove spirò il 26 luglio 1630.

A Margherita di Savoia, non ancora regina d'Italia, è dedicato invece il gesso di Giulio Monteverde (1877). L'autore è nato a Bistagno (AL) dove si trova oggi una gipsoteca a lui dedicata.

Facendo un salto in avanti negli anni, eccoci proiettati nel Futurismo con l'opera di un Cuneese, Luigi Colombo in arte Fillia. Nato a Revello nel 1904, è rappresentato a Genova con un'opera dal titolo “Senso di gravità” del 1932.

Purtroppo è nei depositi un quadro di Massimo d'Azeglio che ci sarebbe molto piaciuto vedere per ricordare l'amore suo e della sua famiglia per Genova e per il levante ligure. I suoi genitori sono entrambi sepolti a Genova e nel capoluogo trascorrevano gli inverni. Il fratello Roberto conobbe a Genova Alessandro Manzoni e a sua volta lo presentò al fratello Massimo. Ancora ... Massimo descriveva nelle sue lettere i bagni di mare a Sestri Ponente e organizzò il matrimonio dell'unica figlia Alessandrina a Genova Cornigliano … ma queste sono altre storie

Due passi negli splendidi giardini dei parchi di Genova Nervi e si raggiunge la Villa Grimaldi Fassio che accoglie le Raccolte Frugone.

Le opere di artisti piemontesi sono soprattutto sculture: Paolo Toubetzkoy, nato a Verbania, ma di origine russa è rappresentato con una serie di piccole sculture.

Di formati diversi le opere del casalese Leonardo Bistolfi di cui potrete approfondire l'opera alla Gipsoteca presso la città natale di Casale Monferrato.

Segnaliamo ancora un'unica opera di Davide Calandra, “Piemonte Reale”, consigliando questa volta la visita alla gipsoteca a lui dedicata a Savigliano.

La scoperta più interessante tra i musei di Genova Nervi è stata però la raccolta Wolfonsoniana. Non fatevi spaventare da questo strano nome. Si tratta di un museo d'arte applicata e di design davvero interessante.

Per rimanere concentrati sul nostro tema piemontese, abbiamo gustato con piacere tutta la pubblicità filo-sabauda delle navi e dei traghetti anni Trenta.

Abbiamo incontrato ancora Leonardo Bistolfi con un bozzetto (1912-1913) per il monumento funebre Abegg …

Un bozzetto preparatorio per la Fontana dei Mesi nel Parco del Valentino a Torino per l'Esposizione Nazionale del 1898 di Giacomo Cometti (Le tre Sture) …

Non poteva mancare un altro scultore piemontese, Edoardo Rubino, che ai primi del Novecento immortalò il giovane re Vittorio Emanuele III.

Per chiudere vi suggeriamo di osservare con attenzione il mobile dell'austriaco Joseph Maria Olbrich, uno dei maestri della cosiddetta Secessione Viennese.

Nel 1901, quando fu presente nell'Esposizione Internazionale di Torino, fu anche uno dei protagonisti dell'esperimento della Colonia degli Artisti a Darmstadt … ma questa è un'altra storia!

La mostra “Carlo Magno va alla guerra” allestita a Palazzo Madama a Torino offre lo spunto per un piccolo viaggio nella cultura letteraria del medioevo in Piemonte.

Il filo conduttore dell'allestimento si svolge intorno ad un ciclo di affreschi scoperti nel 1985 nel Castello de la Rive a Cruet. Oggi questa località è in Francia, in Savoia, ma alla fine del XIII secolo, quando fu realizzata l'opera, il territorio era sotto il dominio di Amedeo V di Savoia.

Il tema cavalleresco degli affreschi fu subito evidente, ma, per molto tempo, non fu chiaro quale storia raccontassero.

Al solito fu l'acume di uno studioso e un particolare insolito a permettere di riconoscere il soggetto: il Girart de Vienne di Bertrand de Bar-sur-Aube, composto nel 1180 e dedicato alle vicende di un cavaliere della corte di Carlo Magno.

Le vicende narrate non miravano ad esaltare un personaggio o un evento storico, ma avevano quindi come soggetto un'opera letteraria della cultura cortese.

Se, come ben dimostra il Museo della Civiltà Cavalleresca di Saluzzo, tracce del mondo profano della cavalleria si mescolano alle storie sacre in affreschi, mosaici, sculture e opere pittoriche, sono assai più rare le opere della letteratura medievale che hanno lasciato tracce nell'arte.

Non mancavano gli spunti. Circolavano libri in tutta Europa e poemi dedicati a Carlo Magno o agli eroi della tavola rotonda erano noti. Forse, in ambienti intimi dei castelli, affreschi ed arazzi raccontavano le storie dei personaggi della letteratura, ma queste vennero cancellate passando i manieri di famiglia in famiglia, cambiando le mode.

In Piemonte la letteratura cortese ha lasciato poche tracce sulle pareti delle antiche residenze nobiliari. Per questo motivo il ciclo di Cruet è così prezioso.

Sarebbe da attribuire più o meno allo stesso periodo un ciclo dedicato alla figura di Meleagro conservato nel sottotetto dell'ex Palazzo Comunale di Savigliano.

Purtroppo il ciclo non è aperto al pubblico, ma è stato studiato dal prof.Marco Piccat che ne riconduce l'origine agli anni Venti del XIV secolo quando la città entrò nei beni di Filippo d'Acaia.

Il collegamento del Principe con la Grecia per via delle nozze con Isabella di Villehardouin, erede dei principati di Acaia e di Morea, giustificherebbe il richiamo alla cultura letteraria ellenica.

Immagini tratte dal volume “La saga ellenica nell'antico palazzo comunale in Savigliano”, L'Arciere

A proposito di Carlo Magno, ricordiamo invece che sempre a Savigliano, nella chiesa di Sant'Andrea, la sottomissione della città agli Angiò è ricordata dalla figura di un raro San Carlo Magno che indossa il guanto bianco e si rivolge ai fedeli come se fossero sudditi.

Arrivando verso la fine del XIV secolo ci spostiamo ad Alessandria.

Le Sale d'Arte conservano un ciclo di affreschi legati al ciclo della tavola rotonda scoperti nella Cascina La Torre vicina a Frugarolo. Al momento la mano è sconosciuta e l'autore è ricordato come il Maestro di Andreino Trotti. Costui fu uno dei più importanti esponenti del casato. Legato prima alla Spagna e poi a Gian Galeazzo Visconti, nel 1393 ottenne l'autorizzazione a costruire castelli e a rafforzare gli esistenti per difendere il sud del Piemonte. Fu probabilmente in questo periodo che la Torre di Frugarolo, appartenuta prima ai Cavalieri di Malta e passata poi ai Trotti, fu oggetto di un restauro. L'impresa dovrebbe risalire agli anni 1395-1400.

Il salone principale della torre fu affrescato con scene tratte da un testo letterario di cui era impossibile equivocare il tema.

Ph.Musei Civici - Alessandria

Le scritte a corredo delle immagini riconducono ad un ciclo dedicato alle storie di re Artù.

Il soggetto è molto raro e per questo è particolarmente prezioso. Andreino Trotti scelse un tema del ciclo arturiano perché voleva sottolineare la propria affinità ed amicizia con la famiglia Visconti che amava molto tale soggetto.

Re Artù è il personaggio che lega Alessandria con il prossimo sito e cioé il Castello della Manta.

Pare che durante la prigionia tra Savigliano e Torino, il marchese Tommaso III di Saluzzo abbia concepito l'idea di comporre un'opera letterario che, grazie all'artificio della narrazione, assumesse una valenza educativa per i suoi familiari ed eredi.

La passione di Tommaso III per la letteratura cavalleresca è evidente e conferma la circolazione nelle corti dal Piemonte alla Francia di libri di svago con cui soddisfare la propria fantasia. L'opera prese il titolo di “Le livre du chevalier errant” e vide la luce in tre copie nei primi anni del XV secolo.

Dopo la morte di Tommaso il figlio naturale Valerano, il cui nome come quello del fratello Lanzarotto, può con facilità essere fatto risalire al mondo letterario, decise di usare in modo originale il romanzo scritto dal padre ed ornare la sala principale del suo castello a Manta.

Intorno agli anni Venti del XV secolo venne realizzato da mano ancora ignota un ciclo di affreschi straordinario per soggetto e per qualità.

Una delle pareti è dedicata ad un tema molto sfruttato nel tardo medioevo, quello della cosiddetta “sfilata dei prodi e delle eroine”. Il soggetto richiama, seppure in forme diverse, uno dei momenti del romanzo di Tommaso e cioé la visita del protagonista al Palazzo di Madama Fortuna.

Il testo ricorda che contare solo sulla fortuna è un errore.

Le persone fortunate possono vivere momenti di splendore, come mostra l'aspetto abbagliante dei prodi e delle eroine, ma la fortuna è labile e bisogna sapere amministrare i suoi doni in modo saggio.

Nel Marchesato questi personaggi dovevano piacere molto se di loro si fa cenno anche in una scritta in una casa dell'antica Via Volta, nel cuore di Saluzzo.

Ph. CESMA

Anche a Cuorgné vi è una testimonianza della quattrocentesca per queste eroiche figure.

Il Museo Archeologico ospita un ciclo di affreschi riferiti a Giacomino da Ivrea e provenienti dal castello di Villa Castelnuovo.

La storia di Tommaso torna anche sulla parete dedicata alla Fontana della Giovinezza.

Il cavaliere racconta di aver trascorso una giovinezza spensierata tra avventure amorose e divertimenti, svaghi che in età adulta bisogno imparare a contenere. Per raccontare questo episodio forse Valerano prese spunto da un libro posseduto in famiglia.

La Fontana diventa il fulcro della scena dove, da una parte, i giovani animati di entusiasmo e di ardore consumano le loro passioni e, dall'altra, anziani nostalgici e un po' patetici immaginano la giovinezza come unica età degna di essere vissuta.

Saggezza e maturità trovano per Tommaso e Valerano una sintesi in ciò che Madama Conoscenza indica: una vita di sani principi e proiettata verso il divino.

In ambito Saluzzese, fra la fine del '400 e l'inizio del '500, le pareti delle case spesso narravano storie.

Con una tecnica detta a “grisaille”, i pittori, come street artists d'epoca, realizzarono delle facciate dipinte con soggetti tratti dalla mitologia classica, da storie religiose e dalla letteratura cortese.

Alla più celebre facciata del Museo di Casa Cavassa a Saluzzo, per la quale Hans Clemer realizzò il ciclo dedicato alle Storie di Ercole, affianchiamo il fronte di un anonimo palazzo che, nella parte piana della città, racconta una storia assai meno nota, quella della Bella Maghelona.

Si tratta di una storia d'amore ambientata tra Napoli e la Provenza.

Un cavaliere si innamora della bella principessa; una fuga d'amore; lo smarrirsi dei protagonisti e il ritrovarsi i modo inatteso e felice nei pressi di Montpellier, nella laguna di Villeneuve-les-Maguelonne.

Unico rammarico: la facciata della casa saluzzese è così degradata che finirà per scomparire e con essa una storia da parete unica nel suo genere.

Concludiamo con l'ultimo grande sostenitore della cavalleria: Miguel de Cervantes.

Il suo romanzo “Don Chisciotte” fu un best seller tanto che l'autore fu costretto a fare un secondo volume per far morire il protagonista e non consentire ad altri imitatori di usare il soggetto. L'hidalgo fu di ispirazione anche per artisti che lo immortalarono in quadri ed arazzi.

Al Palazzo Reale di Torino sono conservati degli arazzi di metà XVIII secolo realizzati da Michele Audran e provenienti dalla Reggia di Colorno presso Parma.

Consigliato da Nadia